Umberto's profileUmbazarPhotosBlogLists Tools Help

Blog


    June 15

    Wordpress!

    Questo spazio si trasferisce sul canale http://umbazar.wordpress.com. Sicuri di avervi ancora come fedeli lettori, ci scusiamo per il disurbo.
    June 02

    Gomorra

    gomorraPremetto che sono uno dei pochi italiani che non ha letto il libro di Saviano per cui il mio giudizio verterà esclusivamente sulla trasposizione filmica di Garrone. Il film racconta cinque storie tra Napoli e Caserta, cinque episodi macchiati di sangue e di violenza. Un film angosciate che alla fine lascia l'amaro in bocca per una situazione tanto tragica quanto apparentemente immutabile: armi, droga, vendette, minacce, sfruttamento, paura, morte. Un film girato quasi in prima persona per mostare in tutta la lor cruda realtà le storie di vita narrate per immergere appieno lo spettatore nei quartieri dove grida e spari fanno da colonna sonora. I cattivi sono personaggi lontani anni luce dai quelli de Il Padrino o I Soprano, sono senza pietà e per mantere il loro dominio non si fanno certo scrupoli, rispondendo colpo su colpo a qualsiasi affronto. Un luogo, quello di Scampia e ditorni, che viene descritto quasi fosse un non luogo, un punto senza ritorno dove nemmeno l'amicizia tra due bambini può avere un futuro. A ben guardare, infatti, la vera protagonista del film è la violenza: la pellicola è un collage di istantanee volutamente senza spessore - i personaggi sembrano non avere il tempo di riflettere sulle loro azioni - un lungumetraggio su una macabra roulette russa con una pistola puntata alla tempia: non ci si può tirare indietro, occorre giocare il proprio turno e azzardare con la vita. Mors tua vita mea.
    May 18

    La ragazza del lago

    laDopo tanto tempo sono tornato al cinema a vedere un film italiano. Un'opera prima che la critica aveva definito interessante, premiato ai David di Donatello. E in un più una storia girata in località vicine ai luoghi dei miei studi universitari, tratta da un giallo norvegese di notevole successo. Insomma, le premesse erano più che buone. E invece no, la pellicola non mi lascia nulla, non è in grado di prendermi, di farmi seguire la storia con trasporto. Ricca di cliché e priva di spessore, la storia non decolla mai e senza sussulti accompagna lo spettatore in un paesino sconvolto e turbato (ma poi nemmeno tanto) da un misterioso omicidio. Per risolvere il caso viene interpellato un commissario che oltre a dover fare i conti con un assassino a piede libero, si trova a dover affrontare anche le prorie sofferenze, sospeso nel difficile ruolo di marito non e padre. L'intento del film non era sicuramente quello di riproporre sul grande schermo le fiction poliziesco-investigative più gettonate, ma il risultato malgrado Servillo e la Golino, ha deluso le mie attese.
    May 01

    V2-Day

    v2-dayIl 25 aprile sono andato a dare la mia firma per i tre referendum proposti da Grillo. Sono un giornalista pubblicista ma sono convinto che un referendum, al di là delle proprie idee, possa essere comunque un momento di riflessione costruttiva, soprattutto se l'oggetto della consultazione popolare è un qualcosa di estremamente delicato come l'informazione. Quello è che mi fa pensare un po' e che una volta individuato il problema, non si proponga con altrettanta veemenza una soluzione, un'alternativa. L'informazione non è libera? Ok, questo diamolo per scontato. Sarebbe più libera se venissero tolti i contributi statali ai giornali e se si abolisse l'ordine dei giornalisti? Non credo basti questo, il problema dell'editoria mi pare molto molto più complesso. Da una parte è legato alla mancanza in Italia di editori puri, ma poi la questione si lega profondamente al concetto stesso di informazione quale bene supremo ma sempre sfuggevole (esiste l'informazione neutra completamente libera da ogni giudizio di parte?!?). Insomma, viva la libertà, w le campagne di Grillo, ma occhio alle facili quanto ingannevoli utopie.
    April 21

    Tutto per una ragazza

    HORNBY_tutto per una ragazzaTutto per una ragazza, l'ultimo libro di Nick Horby in uscita il prossimo 30 aprile nelle librerie è un racconto che vede come protagonista un teenager, scritto da un adulto per adulti ma che riscuoterà sicuro successo anche nei giovani. La trama vede protagonista Sam, un 16enne amante delle skate che vede il proprio mondo crollargli davanti quando la sua fidanzata Alicia gli confessa di essere in attesa di un figlio. Sam, come molti dei personaggi di Hornby, vive a Islington con la madre, a sua volta una ragazza rimasta gravida a giovane età. Alicia abita mezzo miglio più in là - pochi metri ma un realtà differente - con i genitori e un fratello, in una vecchia grande casa a Highbury New Park. Grazie Hornby grazie alla storia di Sam rivive e rende più vivide le proprie memorie adolescenziali. E così tra le righe si intravede la sguardo di un ragazzo che è testimone del complicato mondo degli adulti e che improvvisamente viene travolto da un inaspettato cambiamento di programma che non potrà non affrontare e che lo fionderà in quel mondo che sino a poco prima vedeva da lontano conocchio critico.
    A dire il vero la prima reazione del ragazzo è proprio quella della fuga, ma ben presto Sam tornerà sui propri passi e inizierà a sognare il futuro del proprio figlio.
    Un bel libro, una lettura piacevole e divertente sopratutto nelle discussioni virtuali tra il ragazzo e il poster del suo eroe, Tony Hawk.
    April 13

    Elezioni 2008

    Negli States le campagne elettorali si giocano anche su Internet. E in Italia, che ruolo ricopre il web nella comunicazione politica?
    Un piccolo esperimento mi ha aiutato a comprendere come il dialogo diretto tra candidati e utenti-cittadini sia ancora lontano. Ho cercato di trovare per ogni candidato premier un indirizzo mail che mi permettesse di far presente la mia richiesta di aiuto.
    Prima però ho composto il testo della mia e-mail:
     
    Gentile ________,
    Mi permetto di sottoporre alla sua cortese attenzione le problematiche di chi come il
    sottoscritto, pur avendo deciso di investire in formazione (laurea, master, stage), si trova
    costretto a dover ogni giorno fare i conti con un mondo del lavoro che propone tirocini
    pressoché gratuiti (...il contentino dei buoni pasto) o contratti a progetto della durata di
    tre mesi che non permettono nemmeno di coprire le spese primarie quali vitto e alloggio, né
    conseguentemente danno la possibilità di fare programmi a lunga scadenza (ad esempio, i mutui).
    La pregherei quindi, nella prossima legislatura, di voler dare voce anche ai tanti giovani
    nelle mie stesse condizioni.
    Ringraziandola anticipatamente, porgo distinti saluti.
     
    In seguito ho navigato nei siti dei maggiori candidati per cercare un indirizzo al quale inviare la mia mail. Negli spazi web dedicati a Berlusconi e Veltroni nemmeno l'ombra di un indirizzo al quale scrivere. In compenso Bertinotti, Santanchè, Casini e Boselli segnalavano un account di posta al quale inviare le proprie opinioni, idee, richieste. E così ho subito spedito le mail. A un giorno dal voto ho però ricevuto solo due risposte, quella della Santanchè e quella di Casini. Eccole in ordine di arrivo:
     
    Ci può contare, La Destra vuole dar voce a tutta quella società che finora è stata considerata di poco conto. I giovani,la loro istruzione, le donne, la famiglia il loro futuro è il futuro del nostro paese e DEVE essere migliore di quello che ci prospettano oggi i veltrusconici programmi fotocopia del cosiddetto bipolarismo.
    un saluto
    Daniela

    Caro Umberto,
    mi scuso per il ritardo con il quale rispondo.
    Il problema da Te sottopostomi riguarda una gran parte di Voi giovani.
    Come ben saprai nel nostro programma puntiamo tanto sulla MERITOCRAZIA,per consentire pari opportunità tra i giovani di famiglie meno abbienti e quelli di famiglie più benestanti,la cui unica differenza la fa il "portafoglio di papà". Una delle nostre concrete proposte è quella di creare un legame tra Istruzione e Impresa incentivando con sgravi fiscali le aziende che vorranno garantire un periodo minimo di apprendistato presso di loro ed assumendo a tempo indeterminato i lavoratori meritevoli.
    Se ancora non lo avessi fatto,ti invito a visionare il programma dell'Unione di Centro reperibile sul mio sito www.pierferdinandocasini.it.
    Sicuro di aver fugato ogni Tuo dubbio,confido nel Tuo appoggio.
    cordiali saluti
    Pier Ferdinando Casini
     
    In definitiva il bilancio del mio pseudo esperimento non può dirsi certo soddisfacente.
    Il sogno di Internet come un terreno di libero confronto tra "pari" al momento pare ancora utopia.
    April 09

    Alixir

    Mercoledì 2 aprile mi sono imbattuto, durante la passeggiata del dopolavoro, in uno showroom tutto particolare che ha immediatamente attirato la mia curiosità. Era dedicato alla presentazione della gamma di prodotti Alixir, la nuova linea attenta alla salute di Barilla. Un allestimento davvero notevole accoglieva l'incuriosito consumatore che aveva la possibilità di misurare, rispondendo a un test sulla sua alimentazione, il grado di equilibrio della propria alimentazione. Il risultato finale infatti presentava l'area, tra le quattro importanti (salute del cuore, difese immunitarie, invecchiamento cellulare e funzioni intestinali) che necessitava di maggiore attenzione. Poi, proprio in virtù del risultato del test, veniva offerto un assaggino dei prodotti Alixir, dal pane ai cereali allo snack al cacao, dal the verde ai cracker. Tutto bello, tutto suggestivo, un'esperienza gustativa e non senza dubbio singolare. Incuriosito dai prodotti e della rinnovata attenzione di Barilla  al benessere e alla salute del corpo, ho cercato nel web giudizi attendibili sulla qualità dei prodotti Alixir. E qui l'incantesimo si è (in parte) rotto. Alcune conversazioni web segnalano infatti che nelle confezioni manchino le indicazioni sulle calorie e alcuni ingredienti lascino a desiderare (nel pane ai cereali, epr esempio, non viene utilizzato l'olio extravergine e il pan di brioches usa margarina non idrogenata). I prodotti, inoltre, pare abbiamo una densità calorica decisamente elevata. Sinceramente la raccomandazione di utilizzare tutti i giorni la linea Alixir mi era sembrata esagerata sin da subito (non parliamo di farmaci di comprovata efficacia) e così nubi nere - come il colore delle confezioni - si addensata davanti ai miei occhi attenti di consumatore (tra l'altro avevo chiesto se il pane fosse privo di alcol, mi era stato risposto di sì e invece è trattato con l'alcol!). Sorry Barilla, try again.
    April 03

    Bacio alla marmellata di mirtillo e panna

    un_bacio_romantico
    Non sono entrato nella sala cinematografica pensando a 2046 nonostante sapessi benissimo che di lì a poco avrei visto una pellicola firmata Won Kar-Wai. Ma ero anche a conoscenza che il regista cinese aveva girato il film in America e quindi sotto sotto intuivo che non mi sarei emozionato come con il capolavoro del 2004. I temi in fondo sono molto simili: l'amore perso e poi ritrovato, la sofferenza, la morte fisica e dei sentimenti. E anche le atmosfere calde, ovattate, l'attenzione maniacale alle espressioni del volto, i ricordi (quale aspetto di noi resta impresso nelle diverse persone quando ci allontaniamo da loro?), il passato di cui spesso si rimane prigionieri ma anche il legame che ci lega per sempre a persone e luoghi. Insomma, My Bluebarry Night pur non reggendo il confronto con i precedenti lavori di Won Kar-Wai risulta comunque un bel film. Forse in alcuni punti i dialoghi risultano essere un po' banali, privi di quella profondità, di quello scavo psico-emotivo di altre pellicole ma la regia offre in ogni modo sprazi di maestria. Nella notte - perchè avviene quasi tutto nel buio della notte quasi fosse solo questa a far uscire la nostra vera identità - i vari personaggi in cerca di affetto mi muovono come pedine di una scacchiera alla ricerca di una felicità che pare sempre sfuggire loro. La scena del bacio "in stile cenerentola" che risveglia il cuore alternata ad immagini della panna che si mescola con la mermellata di mirtilli della torta che da il nome al film (tradotto malissimo in italiano con "Un bacio romantico") è un po' l'immagine di una pellicola gradevole, forse a volte un po' lenta, un esperimento solo in parte riuscito, anche perchè gli attori, pur tutti sopra la sufficienza, non possiedono il fascino misterioso e intrigante dei protagonisti orientali e il luoghi dove questi si muovono appaiono sin troppo visti, poco originali e un po' sospesi nel tempo.
    March 15

    Bianconi & co.

    Ho conosciuto i baustelle per caso e sin da subito sono riusciti nell'intento di dar voce alla mia rabbia, alla mia tristezza, a quel velo di disincantata tristezza che spesso mi avvolge. così, in un (a)men he non si dica, canzoni come a vita bassa, la guerra è finita e il corvo joe mi sono entrate dentro diventando mie fedeli compagne di viaggio. poi, per uno strano caso del destino, mi sono improvvisamente trovato catapultato nella realtà milanese e ho così potuto vestire il costume di un romantico a milano (incredibile a dirsi nel mio esilio milanese ho abitato proprio vicino a porta ticiniese!). ora dopo malavita (il mio loro album preferito) li ho potuti assaporare appieno dal vivo nel loro nuovo tour promozionale, in un concerto, quello di ieri all'alpheus di roma, intenso ed emozionante.
    December 18

    Piccola riflessione sulla libertà (di satira)

    Domenica sera, al teatro Ambra Jovinelli ho visto Daniele Luttazzi che, dal vivo, ha riproposto i testi della sesta puntata di Decameron.
    Non voglio entrare nel merito delle sue caustiche battute, mi limito a proporre una dichiarazione tratta dal suo spazio web (http://www.danieleluttazzi.it/) e il link di un fatto che ha visto il comico come protagonista, nella speranza così di stimolare una riflessione da parte di chi leggerà questo testo.
     
    In Parlamento siedono ancora esponenti condannati per reati di mafia, e possono parlare liberamente. Ma quello pericoloso appare Luttazzi.
    E' il vero grande tema dell'Italia di oggi. Il sistema economico politico tollera magagne allucinanti ma non può sopportare il pensiero libero, eterodosso, non controllato. La tv deve poter ammannire la solita sbobba omogeneizzata. Quando viene fuori un programma come il mio la cosa da fastidio a molteplici livelli: la satira deriva da un'esigenza interna dell'autore satirico. Non è finzione, burletta, imitazione, sfottò. Io esprimo le opinioni in cui credo. Quindi cancellando il programma cancellano le mie opinioni.
     
    ...e per chiudere vi invito a leggere l'articolo:
     
    Un sentito ringraziamento a chi spenderà del tempo per riflettere su quanto segnalato, qualunque sia la sua posizione in merito.
    July 20

    Hot Fuzz

    Nicholas Angel è un poliziotto di Londra. Non un agente qualunque però: detiene un record di arresti 400 volte maggiore rispetto a qualsiasi altro bobby ed è talmente stacanovista da poter contare solo sulla compagnia di una pianta. La sua vita però è un punto di svolta: i superiori lo trasferiscono dalla metropoli in un tranquillo villaggio della periferia inglese. La realtà che si trova ad dover affrontare non è certo quella della city: il rischio e l’adrenalina non sono le caratteristiche salienti della vita a Sandford e l’attitudine di Nicholas nel vedere ovunque minacce alla pubblica sicurezza gli rende più difficile del previsto l’inserimento tra i suoi nuovi compaesani. Inoltre gli viene assegnato come compagno di squadra l’agente Danny Butterman, il classico bambinone dalle buone intenzioni, goloso e maldestro. Una serie di misteriosi incidenti risvegliano l’entusiasmo quasi del tutto sopito dell’agente Angel proprio quando il poliziotto si stava ormai rassegnando ad una vita fatta di festicciole e di pacifiche riunioni di quartiere. L’istinto gli suggerisce infatti che le coincidenze sfortunate che hanno portato alla tragica morte di alcuni dei suoi concittadini sono in realtà veri e propri atti criminali. Cosa si cela sotto l’idilliaco drappo che sembra avvolgere Standford? Il complotto al quale spesso il poliziotto fa riferimento è solo il frutto della sua fervida immaginazione o davvero nell’ombra del paesino si annida una minaccia?
    Hot Fuzz – questo il nome della pellicola – è la nuova commedia ricca d’azione e di ilarità degli autori di “Shaun of the Dead” (L’alba dei morti dementi) nel quale il format americano dei film quali “Il braccio violento della legge” o “Arma letale”, viene condito da una leggera dose di splatter, da tante citazioni (a volte anche esplicite come quelle che fanno riferimento a Point Break e Bad Boys 2) e viene reinterpretato secondo lo stile e l’umorismo britannico.
    Il film nasce dalla passione degli autori per un genere non troppo affrontato in Gran Bretagna e, per la sceneggiatura, dalla raccolta di interviste e racconti di molti agenti di polizia in servizio nei piccoli centri rurali della provincia inglese.
    Un copione non proprio originale quello di Hot Fuzz per una pellicola che grazie ad un montaggio dinamico e ben realizzato, risulta comunque di gradevole visione. Per trascorrere in spensieratezza una calda serata estiva.

    http://www.jointhefuzz.com

    May 12

    Storia di un amore grande e terrificante

    Occhi blu capelli neri di Margherite Duras è un libro come se ne leggono pochi. Sarà perché la storia è narrata in terza persona (“Lui dice…”), sarà perché le vicende vengono immaginate nello svolgersi di una scenografia teatrale. O forse più semplicemente sarà l’atmosfera perennemente sospesa tra amore e morte, tra fugaci gioie e urla strazianti di dolore. Sta di fatto che nonostante il libro sia composto da poco più di un centinaio di pagine, la lettura del testo per quanto mi riguarda non è stata affatto agevole. I protagonisti sono un uomo e una ragazza, uniti dal ricordo di un giovane straniero “occhi blu capelli neri” che ha fatto breccia nei loro cuori lasciando un segno indelebile. Si conoscono in un caffè in riva al mare: le loro solitudini, i loro malesseri si scontrano, le loro disperazioni collimano e si ritrovano presto a piangere insieme, per tutta la notte sino al mattino. Poi dopo il prologo introduttivo, ha inizio il vero dramma: la scena si trasferisce in una camera al cui centro, sul pavimento, due corpi dormono l’uno accanto all’altro avvolti in bianche lenzuola. Sono l’uomo e la ragazza. L’uomo infatti ha chiesto alla ragazza di fargli compagnia, di poter dormire accanto a lui. Non vuole sapere nulla, anela solo il corpo di lei accanto al proprio come antidoto alla pazzia. Inizia così un rapporto tra due persone che seppur molto vicine, in realtà con la mente risultano spesso lontane, incapaci o forse timorose di lasciarsi andare. Un rapporto di lunghi sonni per tentare di dimenticare, di grandi silenzi, di pianti di rabbia, di sguardi pieni di desolazione, tra due persone attanagliate da un’agonia interiore simile alla morte – la ragazza non a caso spesso si nasconde dietro un fazzoletto di seta nera che per lei rappresenta il sacco che avvolge il volto del condannato a morte – in preda ad un’agonia interiore che li assilla.
    A far da sottofondo al clima di tristezza che spesso invade la stanza durante quegli incontri c’è il suono del mare che risveglia costantemente nei protagonisti desideri e ricordi passati.
    Ancora oggi a distanza di giorni dal termine della lettura, mi è difficile comprendere se il libro mi sia veramente piaciuto o meno. Non è stata una lettura passiva questo no, la tristezza per un amore impossibile ha varcato le pagine del testo trasferendosi in parte anche alla mia persona, ma mi risulta quanto mai faticoso giudicare un’opera che mi ha spiazzato e che forse non ho compreso fino in fondo.

    Margherite Duras
    Occhi blu capelli neri
    Universale Economica Feltrinelli

    April 22

    Memorie di spettri…

    Risulta quanto mai arduo riuscire a raccontare un libro come L’OMBRA DEL VENTO di Carlos Ruiz Zafon senza entrare nel vivo delle storie, senza svelare nulla al lettore che per la prima volta si accinge a leggere il romanzo spagnolo uscito nel 2001 e diventato presto best seller internazionale.
    Il testo, che trova la sua ambientazione iniziale nella Barcellona del 1945 ancora alle prese con i postumi del conflitto mondiale, è infatti un intreccio di vicende e di vite che trascinano in un mondo costantemente in bilico tra presente e passato, nel quale ad amori travolgenti si susseguono macabre scoperte. Tutto ha inizio una mattina d’estate quando l’allora undicenne Daniel viene condotto dal padre nel “Cimitero dei libri dimenticati”, un luogo segreto che ospita i testi abbandonati in attesa del giorno nel quale potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore. La tradizione vuole che chiunque si rechi per la prima volta tra le mura di quell’antico santuario possa scegliere un libro, adottandolo e riportandolo per questo in vita. E così, percorrendo l’intricato labirinto di carta, l’attenzione di Daniel viene attirata da un libro rilegato in pelle color vino col titolo impresso sul dorso a caratteri dorati: L’ombra del vento di Julian Carax. Appena tornato a casa il ragazzo si immerge nella storia a tal punto da rimanere alzato sino alle prime luci dell’alba pur di terminare il racconto. Tanta è la curiosità attorno all’opera che Daniel inizia pian piano a cercare di reperire informazioni sull’autore che, nonostante il testo a suo parere molto avvincente, pare sconosciuto al grande pubblico. Più il ragazzo cerca di addentrarsi, di conoscere la vita di Carax, più il mistero attorno alla esistenza dell’autore si infittisce nonostante l’emerge di sempre nuovi particolari. Non solo: per uno strano scherzo del destino man mano che passano gli anni, si viene a creare un singolare parallelismo tra la vita del ragazzo e quella dell’autore al quale pur non conoscendolo Daniel si era ormai inconsciamente affezionato. Un libro che, consigliato da una cara amica, si è rivelato una scoperta, un turbine di emozioni e di sorprese che mi ha fatto compagnia per molte serate, in treno, di ritorno dal lavoro. Passioni, allontanamenti forzati, amicizie, illusioni, rancori, tradimenti, gelosie, sentimenti a volte contrastanti legati dal filo del ricordo. Perché, come viene detto nel libro, noi continuiamo a vivere nel ricordo di chi ci ama.

    L’OMBRA DEL VENTO
    Carlos Ruiz Zafon
    pp. 440, Oscar Mondadori

    April 04

    Ultima ora dell’anno 1799. Ululato della tormenta.

    “Questa non è una pièce, è un poema, è – semplicemente – amore.” Con queste parole Marina Cvetaeva presenta Fine di Casanova, il terzo atto di Phoenix, una delle sei opere teatrali in cui l’autrice russa immagina gli ultimi giorni di quello che da molti è considerato il seduttore per eccellenza.
    Giovanni Giacomo Casanova, figlio di attori, studiò legge a Padova, visse a Venezia ma poi visitò Parigi, Vienna e molte altre città europee. La sua fama di scrittore è dovuta ai Mémoires, nei quali narra la propria vita dal 1774 dando un ritratto molto vivo della società settecentesca.
    In Phoenix Marina Cvetaeva narra gli ultimi giorni dell’ammaliatore veneziano: ormai vecchio e zimbello di plebei e aristocratici, è impiegato come bibliotecario nel castello del conte di Wallenstein, tormentato da un passato che ogni giorno appare più lontano, più opprimente, più pesante da sopportare.
    Casanova morì nel 1789 ma l’autrice concepisce con la fantasia un salto temporale grazie al quale i suoi ultimi istanti di vita coincidono con la fine dell’anno 1799 creando in questo modo un intricato connubio tra l’epilogo del secolo e contemporaneamente del suo eroe che, a ben guardare, è anche un parallelismo tra la conclusione del XVII secolo, un’epoca travolta e cancellata dalla rivoluzione francese, e la civiltà rurale russa spazzata via dal potere sovietico nei primi anni del Novecento.
    Ma Casanova nonostante le angherie che lo circondano nella sua senilità, nonostante sia ormai considerato alla stregua di un goffo mobilio rococò, non può lasciare il mondo senza essere amato un’ultima volta, l’ultimo giorno delle sua vita e del suo secolo: “Basta una voce femminile e io risorgo” ribadisce il seduttore veneziano, proprio come la fenice richiamata dal titolo dell’opera.
    Il testo, colmo di passione e intensità emotiva, mostra un personaggio deriso e ferito nell’orgoglio, alle prese con un declino che lo vede allontanarsi sempre più dei fasti delle corti nelle quali alcuni anni prima era stato assoluto protagonista. Un Casanova che nonostante i settantacinquenne conserva pur “nella spaventosa carcassa” la sua eleganza, il suoi occhi indomiti, la sua regalità: “Tutto in lui è sul sottilissimo spartiacque tra il grandioso e il grottesco”. Un’ultima annotazione: il Casanova di Phoenix è anche un omaggio dell’autrice a Aleksej Aleksandrovic Stachovic – attore e maestro di bon ton che scacciato in malo modo dal Teatro dell’Arte al quale aveva dato la vita aveva deciso di farla finita impiccandosi – per il quale la Cvetaeva aveva provato un tenero amore.

    Phoenix
    di Marina Cvetaeva
    Archinto, 2001
    pp. 117.

    January 23

    W il 1921 classe di ferro

    Il libro di Giulio Cisco, La Patria Riconoscente, racconta la storia di un paesino della provincia di Vicenza – Campòn – seguendo la crescita dei diciannove bambini tutti maschi nati nel 1921 in quella piccola comunità rurale.
    Il romanzo narra la tradizione contadina veneta a cavallo tra le due guerre e le istituzioni che l’hanno caratterizzata.
    Il fulcro della vita di allora era la famiglia, divisa tra campi e stalle, con i suoi riti quali l’uccisione del maiale.
    Dopo il nucleo familiare i bimbi conoscevano la religione, tramite le celebrazioni liturgiche, l’asilo infantile e la dottrina cristiana, grazie all’arciprete del paese, un simpatico prelato sempre in allerta per ridimensionare il più possibile i rigurgiti di ateismo fascista e comunista.
    In seguito arrivava la scuola, la maestra con la bacchetta di vimini per controllare la pulizia delle mani, che spesso si trovava a dover dibattere con i genitori che avrebbero preferito i figli al loro fianco ad aiutarli sulla terra.
    Infine nel giugno del 1940 gli altoparlanti danno l’annuncio dello scoppio della guerra: i padri forgiati nelle trincee del Grappa, del Carso e del Piave devono di nuovo rispondere al richiamo della Patria lasciando partire i propri figli per il fronte.
    Molte le destinazioni dei giovani ed inesperti soldati: oltre l’Italia, l’Africa settentrionale e l’Albania, la Grecia e la Russia. Tutte assegnazioni caratterizzate però da un amaro finale. I ragazzi, eroi involontari, vengono mandati allo sbando con eserciti disorganizzati e mal equipaggiati, vite spezzate drammaticamente senza alcun guadagno, senza alcuna conquista.
    Poi l’armistizio, la caduta del Fascismo e i rastrellamenti delle Brigate Nere.
    A Campòn le notizie sulla fine del conflitto però non diedero il via a nessuna festa, ad alcuno trionfalismo: “c’era in giro poca voglia di ridere”. Di un’intera generazione di giovani spazzata via dalla guerra, rimanevano solo i nomi oggi impressi nella lapide di un Monumento ai Caduti.

    p.s.= il libro è stato finalista del premio Campiello 1988

    La Patria Riconoscente
    Giunti Editore, 2005
    Pagg. 182

    January 12

    Love Among the Chickens

    Jeremy Garnet, per cercare l'ispirazione del suo nuovo romanzo, decide di lasciarsi alle spalle Londra per rifugiarsi in un piccolo paesino dalla cui quiete e solitudine spera di poter creare una trama avvincente per il suo nuovo lavoro. La visita improvvisa di un vecchio amico di giovinezza però cambierà in modo radicale i piani del giovane scrittore. L'esuberanza e l'entusiasmo contagiosi del signor Stanley Ukridge, questo il nome dell'ospite inatteso, alla fine avranno la meglio sui propositi di solitaria meditazione di Garnet che deciderà, ignorando le proprie reticenze iniziali, di unirsi al compagno di un tempo in un'inedita avventura. Ukridge, nonostante la sua totale incompetenza in materia, è infatti deciso a tentare la fortuna imbastendo un allevamento di polli a Combe Regis, una cittadina di campagna sulle rive del Devon.
    Invogliando Jeremy con la possibilità di giocare a golf nei campi in cima alla collina a pochi passi dalla futura azienda e sottolineando come sia assolutamente necessaria per il buon esito della speculazione, la presenza non tanto di un allevatore di mestiere, quanto di uno spirito puro non inceppato dalle teorie, Stanley riesce a convincere il signor Garnet a seguire lui e la moglie verso la località turistica scelta come base dell'allevamento di polli.
    Ha inizio così una spassosissima serie di eventi che tra incidenti imprevedibili, incontri inaspettati, amori e gelosie, coinvolgono i tre personaggi, il servitore Beale, il cane Bob, il gatto Edwin, il barcaiolo Hawk, il professor Derrick e ovviamente "zia Elisabeth" e le altre galline.
    Non dico di più, altrimenti potrei rovinare la lettura di un libro - l'opera più nota tra gli scritti giovanili dell'umorista inglese Pelham Grenville Wodehouse – che malgrado si debba far risalire al 1906, risulta ancora oggi divertente, intelligente, coinvolgente e di facile quanto piacevole lettura.

    L'amore tra i polli
    di P. G. Wodehouse
    pp. 154
    Mursia Editore, 2006

    December 14

    Nun pagà manco li cechi…

    “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini è un romanzo sperimentale nel quale l’autore sceglie di mettere al centro della trama una classe sociale fino ad allora esclusa dalla letteratura: le borgate romane, dai giorni seguenti la liberazione sino ai primi anni Cinquanta. E lo fa in maniera diretta, senza il tipico filtro di colui che scrive, narrando le vicissitudini del Riccetto – uno dei protagonisti principali – con il gergo tipico del sottoproletariato romano, ricco di imprecazioni e di espressioni dialettali (uso “verghiano” della lingua). Da un lato questa scelta rappresenta, come sottolineato da diversi studiosi, una sorta di dichiarazione d’amore nei confronti del reale in antitesi all’estetismo tipico del novecento, dall’altro ciò consente all’autore di non prendere una posizione morale, lasciando al lettore, immerso appieno nella storia, la chiave interpretativa delle vicende narrate.

    A ben vedere però le (dis)avventure del Riccetto e dei suoi compagni, la descrizione del loro maturare, del loro passare dalla spensierata età dell’infanzia a quella più problematica della prima giovinezza, sono forse solo un specchietto per le allodole. Il primo attore del romanzo, infatti, non è tanto un ragazzo o un gruppo di ragazzi, quanto la consistenza dei cambiamenti del luogo nel quale questi stanno crescendo, che inevitabilmente finisce con il ripercuotersi nei loro comportamenti, nel loro modo di essere e di porsi nei confronti del mondo. Dopo la guerra, dopo il fascismo, la Roma dei piccoli quartieri rimasti sino allora quasi sospesi in un limbo al riparo dalle innovazioni, è una Roma tutta da ricostruire, che deve trovare un nuovo equilibrio, che deve iniziare a confrontarsi con la grande città, quella borghese, con i suoi ritmi e i suoi costumi differenti. La parte finale del libro quindi, rappresenta forse anche la conclusione di un mondo che sta per essere spazzato via in nome del rinnovamento e del “progresso”. Ma un dubbio una volta letta l’ultima parola assale il lettore: il nuovo, quello che sta prendendo forma, è migliore di quello che ci si lascia alle spalle? Questa la vera chiave di volta del libro come spiega lo stesso Pasolini in una frase riportata nella prefazione di Vincenzo Cerami: “il Riccetto è ormai perso tra gli altri, anonimo: un giovanotto o quasi, che fa il manovale a Ponte Mammolo, chiuso nell’egoismo, nella sordidezza di una morale che non è la sua”.

    Ragazzi di vita alla sua uscita nel 1955 fu bersagliato dalla censura e contribuì a gettare una cattiva luce su Pasolini sin agli esordi: la descrizione dei modi di vivere di alcuni membri della parte più bassa della società fece oltremodo scalpore. Ma in fin dei conti la bellezza del romanzo è riscontrabile proprio nell’umanità del “borgatari” che in balia di un futuro quanto mai incerto, nonostante le difficoltà e la fame, cercano in tutti i modi di trovare nel mondo qualcosa di positivo per il quale valga la pena vivere.

     

    p.s.= il libro figura tra i titoli italiani del recente elenco redatto da Peter Ackroyd e Peter Boxall, i “1001 libri che tu devi leggere prima di morire”.

    October 27

    L’incapacità di prendere decisioni…

    Ho ricevuto in regalo questo libro all’indomani della mia laurea, quando la vita mi sembrava tutta in discesa avendo raggiunto il tanto agognato traguardo del titolo di dottore. Il testo mi è ricapitato in mano a quattro mesi di distanza proprio quando, di ritorno dall’Inghilterra, mi sono ritrovato in balia dell’indecisione circa il nuovo e non ancora delineato corso da dare alla mia esistenza. Per la serie “il destino beffardo”. Non ho potuto quindi fare a meno di essere coinvolto profondamente nella lettura di questo romanzo di Benjamin Kunkel che ho letteralmente divorato nel giro di alcuni giorni. “Indecision” narra le avventure (o meglio le disavventure) di Dwight B. Wilmerding, un giovane di ventotto anni che soffre di esitazione cronica: quando il fato gli pone davanti un bivio lui lancia una monetina per scegliere la strada da percorrere o scrive su un foglietto di carta il suo proposito per l’avvenire.

    A ben vedere, almeno in parte, una giustificazione al suo comportamento si può trovare. È laureato in filosofia ma lavora come centralinista in un help desk per problemi informatici anche se in prospettiva sa già che ben presto potrebbe perdere il suo lavoro a vantaggio della manodopera asiatica a basso prezzo (insicurezza lavorativa). I genitori hanno da poco divorziato e il padre si sta pian piano riprendendo dalla quasi bancarotta seguita alla scoppio della bolla speculativa a cavallo del nuovo millennio (insicurezza economica). Ha una relazione con una ragazza di nome Vaneetha, ma preferisce non legarsi troppo continuando invece a sognare Natasha, la compagna di liceo della quale è sempre stato innamorato (incertezza emotivo-affettiva). Dwight, infine, abita a New York, città che dopo gli atti terroristici dell’11 settembre, vive nell’insicurezza più totale, oscillando tra quesiti sul prezzo dello sviluppo americano e sull’orrore di scoprirsi improvvisamente vulnerabili.

    Tuttavia il ragazzo decide di dare una scossa alla propria esistenza e d’impulso, sotto la spinta di un farmaco sperimentale che Dan, uno dei suoi amici, gli permette di provare, sceglie di partire per l’Ecuador. Alcuni critici hanno definito il libro di Kunkel un “romanzo di formazione” in quanto una volta tornato negli Stati Uniti per la cena di classe - in qualità di rappresentante - Dwight avrà maturato una nuova visione di sé e della propria vita, sbocciata a seguito del viaggio nella giungla, dell’abuso di allucinogeni e di un confronto con una realtà, quella sudamericana, tanto lontana dal benessere medio americano al quale il giovane era abituato.

    Un libro divertente e di facile lettura che ritrae in maniera efficace un’intera generazione di giovani senza chiari obbiettivi nella vita. Un debutto letterario tra i più acclamati degli ultimi anni tanto che presto il testo potrebbe essere portato anche sul grande schermo.

     

    INDECISION

    Di Benjamin Kunkel

    Rizzoli Editore, aprile 2006

    August 27

    Simpson e l'"amore per la sapienza"…

    Che i Simpson, il celebre cartone ideato da Matt Groening, fossero ben più di una semplice striscia animata personalmente l'ho sempre sostenuto (e continuo a farlo con il passare delle stagioni).
    Che la commedia con protagonisti gli abitanti di Springfield fosse non solo una trasmissione ironica e irriverente, ma pure un'intelligente e articolata parodia - ricca doppi sensi e allusioni - della cosiddetta "società occidentale", anche questo da parte mia è sempre stato considerato scontato.
    Tuttavia, per quanto accanito fan della serie, non avrei mai potuto immaginare che la trasmissione potesse diventare un veicolo utile per esplorare questioni filosofiche.
    Così quando nelle librerie è uscito, pubblicato dalle edizioni Isbn, "I Simpson e la filosofia", mi sono subito precipitato a ordinarne una copia, tremendamente incuriosito dal progetto che ambiva ad analizzare le vicende di Homer e della sua famiglia come testa di ponte per alcune discussioni attorno alla filosofia.
    Il testo, interessante esperimento che gli autori (Irwin, Conard e Skoble) hanno fatto seguire alla raccolta di saggi sulla sitcom Seinfeld, è pensato in primo luogo quale incoraggiamento alla lettura di trattati di filosofia per un pubblico non specializzato e in generale propone delle riflessioni sulla realtà e sulla posizione dell'uomo in essa.
    Tra le pagine del libro Homer e Marge sono lo spunto per parlare di Aristotele, Bart introduce all'esame di Nietzsche e Heidegger, Lisa permette una riflessione sull'antintellettualismo americano e su Kant, Maggie consente di esaminare il valore del silenzio tra Oriente e Occidente. Un mix di saggi divertenti e stimolanti che, facendo riferimento ad alcune puntate dei Simpson o citando alcune celebri battute dei più noti personaggi della serie animata, esplorano in maniera accessibile le idee e le opinioni di alcune delle maggiori dottrine filosofiche.
    Una lettura particolare che però con il progredire delle pagine perde un po' del mordente iniziale. Nel finale, infatti, dando spazio a un'analisi più astratta che lascia solo sullo sfondo i "gialli", i testi risultano forse meno accattivanti e di più laboriosa lettura.
    Da sottolineare inoltre, a margine del saggio, la lista degli episodi delle quindici serie dei Simpson sinora realizzate e, nel retro-copertina, un simpatico disegno di Felix Petruska che ritrae in "stile Simpson" alcuni dei filosofi citati nel volume, da Socrate a Kant, da Marx a Nietzsche.
    April 17

    Il mio nome è Dalton Russell…

    Una rapina alla filiale madre di una nota banca nel pieno centro di New York. Un piano perfetto studiato nei minimi dettagli. Un gruppo di ostaggi. Un detective (Denzel Washington) incaricato di instaurare un dialogo con il presunto leader della banda di criminali. Un capitano di polizia (Willem Dafoe) deciso a risolvere quanto prima il caso, anche con l’ausilio della forza. Ingredienti non proprio originali, per un thriller che grazie alla sceneggiatura di Russell Gewirtz, alla regia di Spike Lee e alle convincenti prestazioni degli attori, risulta tuttavia di più che piacevole visione. Evitando – come sempre mi sforzo di fare – di addentrarmi troppo nella trama, vorrei indicare il leitmotive della pellicola: le apparenze spesso ingannano e la realtà molte volte risulta più complessa di quanto ad una prima analisi possa sembrare. In quest’ottica risulta assai difficile giudicare, distinguere in maniera netta il bene dal male: una persona con un turbante non necessariamente è un terrorista suicida e addirittura un ladro può vedere in parte giustificato il suo misfatto.

    In secondo luogo, altro messaggio veicolato dal film è quello in base al quale ogni azione negativa non viene cancellata dal tempo o dalle opere successive, per quanto nobili esse siano, che al massimo possono alleviare il rimorso: la giustizia quindi, almeno su larga scala, trionfa e i banditi in questo caso assumono il ruolo di coloro i quali pur facendo i loro interessi, mirano a riequilibrare un passato di bieche speculazioni.

    Come già detto, grande il merito di un copione intricato che si risolve solo nella parte fine del film e notevole il lavoro del regista che riesce con le sue inquadrature, dando spazio alle diverse scene all’interno dell’istituto di credito e alle versioni dei vari testimoni del crimine, a rendere percepibile il nervosismo post 11 settembre che attanaglia i cittadini americani, resi fragili perché privati delle certezze di un sistema che prima dell’attacco alle Torri Gemelle era considerato incorruttibile.

    Altro valore aggiunto è sicuramente l’ironia: nonostante la tensione che pervade larga parte della pellicola, non manca in nessun frangente un sarcasmo, a volte forse iperbolico (come nel personaggio interpretato da Jodie Foster) ma nel complesso mai eccessivo (fantastica la scena del personaggio interpretato da Clive Owen che condanna il videogioco di un bambino considerato – a ragione – troppo violento).

    In definitiva un film a metà strada tra gli Ocean (Eleven e Twelve) di Sodenberg e I Soliti Sospetti, dal ritmo incalzante e dalla trama non proprio da semplice action movie, osannato in patria come una delle migliori pellicole dell’anno.

               

     

    Titolo: Inside Man

    Regia: Spike Lee

    Minuti: 129

    Paese: U.S.A.

    Sito: http://www.uip.it/insideman/